Mozione “Quel gran figo di Bersani”

maggio 23rd, 2012 § 0 comments § permalink

“Il non morto (ma quasi) di un partito mai nato Bersani ha detto di aver ‘non vinto’ a Parma, Comacchio e Mira. Chiamate un’ambulanza per un Tso”, ha attaccato Grillo dalle pagine del suo blog. Il leader del M5S critica quindi le affermazioni del segretario del Pd sui ballottaggi e lo definisce “il pollo che si crede un’aquila”, invitandolo ad andare a “lavorare”, perché “in futuro ne avrà bisogno.

“A Grillo dico: ‘Sta’ sereno, ora sei un capo partito anche tu e non basterà bestemmiare gli altri, dì qualcosa di preciso per il Paese”, afferma Bersani. E qualche ora dopo, su Twitter, rincara la dose: ‘Noi semplici uomini, siamo quasi tutti morti. Viviamo su quel ‘quasi’”.

fonte repubblica

“Retroscenismo gossipparo”

aprile 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Mi fate linkare Christian Rocca, mi fate.

Il retroscena all’italiana, spiegano gli autori, però è molto diverso dal modello originario anglosassone, dove è chiaramente diretto a illuminare zone d’ombra o lati oscuri delle vicende pubbliche. Da noi, invece, il retroscena riguarda spesso ricostruzioni di pensieri, umori, punti di vista e deduzioni del giornalista, quasi sempre attribuite tra virgolette, cioè testualmente, ai protagonisti anche se è assai improbabile che abbiano parlato direttamente con il cronista. «Non si può non notare il rischio distorsivo di questa comunicazione», scrive Barbano. Succede, infatti, che quando il leader politico non si riconosce in quelle indiscrezioni riferite tra virgolette, prova inutilmente a smentirle. L’ultima parola spetta al giornalista pronto a ribadirne la veridicità sulla base dell’attendibilità della fonte, dichiarata tale unilateralmente e comunque tenuta segreta. «In sostanza – scrive Barbano – la dichiarata riservatezza delle frasi riportate funge da esimente per il giornalista di fronte all’eventualità di una smentita, sottraendolo all’obbligo di fornire prova della loro veridicità».

Flavio Zanonato appreciation moment

marzo 7th, 2012 § 0 comments § permalink

Il figlio di Riina verrà a vivere a Padova: sarà ipercontrollato e sotto la tutela di un’associazione. Ma per la Lega non basta:

Riina Jr è un prodotto della mafia, è spazzatura del sud, un loro pessimo prodotto che è giusto che resti al suo posto: al sud.

Flavio Zanonato, il mio sindaco preferito e sindaco della città in cui studio e vivacchio (cioè Padova, appunto) dice:

Non commento le decisioni della magistratura. Anche quella su Riina è una misura giudiziaria e bisogna rispettarla. Faremo in modo che le cose siano gestite nella maniera giusta senza creare alcun problema.

Fare in modo che le cose siano gestite nella maniera giusta senza creare alcun problema, che sia il figlio di Riina, la vita universitaria, l’immigrazione (pochissimi hanno fatto e fanno quello che ha fatto lui sull’immigrazione: robe serie e non spendibili elettoralmente) o il bottellon (un mercoledì a maggio gli universitari si trovano in una piazza e si ubriacano a devasto, ditemi chi sarebbe in grado di gestire una cosa così, anche politicamente). Lo stile Zanonato.

Poi se volete c’è il video di lui che risponde a Zaia ma fa un po’ comunicato di Bin Laden. O di Vasco Rossi.

Così incazzato che ho aperto TRed e c’ho scritto una lettera

febbraio 21st, 2012 § 0 comments § permalink

Dopo aver fatto un’esame e averlo fatto male sono tornato a casa e ho trovato questo.

Una lettera di giovani che considerano i diritti una risorsa limitata, chiamano chi non è d’accordo con l’aumento della flessibilità contrattuale “l’egoismo dei protetti, l’ingordigia dei privilegiati sono malattie che rischiano di ammorbare il nostro avvenire.” e i sindacati “schema ottocentesco di sigle ed etichette”.

Così ho aperto TRed (quello che linko da un po’) e ho scritto una lettera al Governo in cui chiedo di andare con calma, fare le cose per bene, non cercare lo scontro coi sindacati, giustificare per bene ogni scelta (coi numeri, non ho paura dei numeri) e di non ascoltare chi c’ha la bava alla bocca e vuole lo scontro.

Che magari diranno che sono idee da Novecento ma anche quelle frasi suonano del Novecento. Di una precisa parte del Novecento.

Ale, tranquillo! (di patteggiamenti, banche e giornalismo italiano)

febbraio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Anche questo post è per TRed, il blog della sinistra che ha un treno tra mezz’ora e deve ancora preparare la valigia.

Alessandro Gilloli ha scritto un post incazzosissimo sul pateggiamento tra banche e Stati degli USA.

Avete presente, vero, tutta la schifosa speculazone dei mutui subprime, che hanno avuto una parte non indifferente nell’innescare la crisi economica mondiale che stiamo vivendo sulla nostra pelle?

Ecco com’è finita, in questo cazzo di mondo da rovesciare come un calzino

Ma ascoltiamo cosa dice l’attorney general di New York da Rachel Maddow:

O leggiamo il New York Times:

In the agreement’s expected final form, the releases are mostly limited to the foreclosure process, like the eviction of homeowners after only a cursory examination of documents, a practice known as robo-signing.

The prosecutors and regulators still have the right to investigate other elements that contributed to the housing bubble, like the assembly of risky mortgages into securities that were sold to investors and later soured, as well as insurance and tax fraud.

Officials will also be able to pursue any allegations of criminal wrongdoing. In addition, a lawsuit Mr. Schneiderman filed Friday against MERS, an electronic mortgage registry responsible for much of the robo-signing that has marred the foreclosure process nationwide, and three banks, Bank of America, JPMorgan Chase and Wells Fargo, will also go forward

Ovvero: l’accordo, da 26 miliardi di dollari, non riguarda la crisi economica ma solo ed esclusivamente gli illeciti commessi nei pignoramenti; eventuali reati penali sono fuori dall’accordo.

Quindi, no, i “banchieri” non si sono riparati da conseguenze penali e, no, i “banchieri” non l’hanno scampata dalle colpe della crisi.

Mica colpa di Gilloli, eh, lui ha solo letto informazioni sbagliate su quello che una volta era una delle testate più illustri del giornalismo italiano e ora prende sbandate da pagina di Facebook KONTROLEBANKE.

L’altra soluzione (di partiti, democrazia e rimborsi)

febbraio 3rd, 2012 § 0 comments § permalink

Anche questo post sarà un post di TRed, quando ci sarà.

Molte parti della Costituzione non sono state efficaci fin da subito perché mancava la legge che le regolamentasse, principalmente per paura dei comunisti: le regioni a statuto ordinario (istituite nel 1970), i referendum (sempre nel 1970), la Corte Costituzionale (nel 1953). Poi c’è l’articolo 49 della Costituzione.

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Manca infatti una legge sui partiti che indichi cosa s’intende per “con metodo democratico”, principalmente perché i congressi di tutti i partiti della prima repubblica erano ben poco limpidi e nella seconda praticamente non si fanno, PD escluso che fa votare, ricordiamolo, chiunque passi per strada con due euro in tasca.

Perché quando i partiti falliscono nel fare da intermediari fra il Paese e la politica la risposta non può essere la democrazia diretta, i non-politici-in-politica (l’abbiamo fatto per vent’anni e tutto quello che c’è rimasto è Scillipoti), i movimenti (che poi sono sempre gli stessi che cambiano nome ogni sei mesi) e i partiti-persona. La risposta è quella di ogni Paese europeo serio: i partiti fatti bene. Dite non siamo l’Inghilterra. Ma avremmo potuto essere la Germania e facciamo ancora in tempo a diventarlo: facciamo come loro una legge sui partiti.

Una legge che, oltre a obbligare a procedure di democrazia interna, metta controlli esterni e seri ai bilanci e a come vengono spesi i rimborsi elettorali e obblighi alla trasparenza. E’ la soluzione migliore, senza le controindicazioni dell’abolizione dei rimborsi.

Poi, volendo fare gli straordinari c’è pure l’articolo 39, comma 3 della Costituzione:

È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

Le divergenze tra la compagna Innocenzi e noi

gennaio 27th, 2012 § 0 comments § permalink

Ho scritto questo post per una roba da neogiurassici di sinistra che ancora non c’è ma quando si sarà si chiamerà TRed. Sì, se ricaricate la pagina viene una frase diversa.

D. Anche al [sic] Pd si sono dovuti arrendere alla sua autocandidatura. Non la volevano…

R. «Certo, non ero portata da nessuno. Nel Pd non c’è libertà. È tutto già deciso e non esiste confronto interno. Infatti, sono arrivata seconda, pur prendendo un sacco di voti»

Tanto tempo fa una ragazza decise di candidarsi a Segretario Nazionale dei Giovani Democratici. Veniva da un’esperienza particolare, quella radicale, ma era un anno confuso e per un po’ era sembrato che tutte quelle esperienze stessero per mischiarsi.

Raccolse le firme, portando alla posticipazione delle scadenze previste, e si candidò col programma standard radicale, raccogliendo ed entusiasmando chi cercava una discontinuità con un certo modo di agire ereditato dalle giovanili precedenti.

Prese il 12%, un’ottima base di partenza per chi stava entrando in una realtà complessa già strutturata senza una vera organizzazione alle spalle. Ma decise che era meglio di no: fra frasi deliranti come la precedente e accuse di brogli, Giulia Innocenzi uscì dai GD.

Ora, Giulia, che tu abbia avuto successo dopo non è un problema, anzi. Il problema è che in quelle stanze grigie dove sono nati i regolamenti orrendi che critichi dalle colonne del Fatto Quotidiano avresti potuto esserci anche te e insieme ad altri avresti potuto modificarli o creare le condizioni per le quali sarebbero nati in forme totalmente differenti.

Avresti potuto contare qualcosa e far sentire le voci di chi ti ha sostenuto. Ed invece lanci una coltellata a tutti quelli che ti hanno creduto

[La direzione nazionale] In teoria ne farei parte, o forse no, visto che non ho rinnovato la tessera

Ecco, eri il volto del rinnovamento, poi ti è mancata pure la voglia di rinnovare la tessera. Che costa un quarantesimo di quella radicale.

Tutto questo senza considerare la posizione ridicola di un iscritto ad un partito che si candida a segretario della giovanile di un altro partito, sulla base del programma del primo. Noi infatti si sosteneva Raciti segretario dei Radicali.

Quei fassiniani di Standard & Poor’s

gennaio 17th, 2012 § 0 comments § permalink

Standard & Poor’s nelle ragioni dei downgrade:

We also believe that the agreement [the latest euro rescue plan] is predicated on only a partial recognition of the source of the crisis: that the current financial turmoil stems primarily from fiscal profligacy at the periphery of the eurozone. In our view, however, the financial problems facing the eurozone are as much a consequence of rising external imbalances and divergences in competitiveness between the EMU’s core and the so-called “periphery”. As such, we believe that a reform process based on a pillar of fiscal austerity alone risks becoming self-defeating, as domestic demand falls in line with consumers’ rising concerns about job security and disposable incomes, eroding national tax revenues.

Quindi il downgrade non è dovuto al troppo debito pubblico e ai troppi pochi tagli alla spesa pubblica ma bensì all’assenza di misure per la crescita?

Che branco di comunisti.

Senza numeri (il Governo Berlusconi e lo spread)

gennaio 14th, 2012 § 0 comments § permalink

Più di un anno fa il principale alleato di Berlusconi lasciò il Governo, privandolo temporaneamente della maggioranza; invece di dimettersi e cercare le elezioni che in quel momento avrebbe probabilmente vinto, decise di procurarsi una stampella fatta di disadattati presi da altri partiti. Possiamo discutere di quanto legalmente avvenne ma di sicuro non era una maggioranza politica unita da un solido programma.

Così un Governo che già era abituato ad agire poco divenne immobile; ricordate la riforma della giustizia? Ecco, rimase solo il disegnino.

Durante l’estate i mercati andarono in panico: ci fu un momento in cui tutto il Paese aveva paura ed era pronto a sostenere un piano del Governo, sindacati e confcose compresi, un momento in cui Berlusconi avrebbe potuto essere il grande statista che ha sempre sognato di essere. Ovviamente non lo fece, il piano del Governo arrivò tardissimo, mutilato dalla Lega (c’erano i ministeri a Monza, ricordate?) e con dentro gli specchietti tremontiani per nascondere il vuoto (l’abolizione delle feste, ricordate?). Totalmente incapace di agire il Governo va avanti per inerzia in una situazione surreale di totale incapacità di agire unita a orgoglio e ostinazione.

Poi arriva Giachetti e il Governo non riesce manco a votare il rendiconto. E’ il segnale. E’ finita. Successivamente viene votato con l’astensione delle opposizioni e diventa chiaro che Berlusconi non ha i numeri per andare avanti e decide di terminare l’agonia con le dimissioni invece che aspettare una mozione di sfiducia o un voto negativo su una di fiducia (cosa che fece solo Prodi, due volte, per fastidio personale verso le crisi extraparlamentari).

Ecco, il Governo è caduto così. Non per i mercati ma perché Berlusconi si è dimesso non avendo la maggioranza numerica, dopo aver imposto agli italiani quasi un anno di agonia dopo aver perso la maggioranza politica. Lo so che fa più “iochelasolunga” dire altrimenti ma è così.

Bel tentativo (lo spiegone sui referendum)

gennaio 12th, 2012 § 0 comments § permalink

La Corte Costituzionale ha bocciato i referendum sulla legge elettorale, giudicandoli inammissibili.

In Italia esistono due tipi di referendum: abrogativi e costituzionali, che non c’interessano ora. I referendum abrogativi cancellano (abrogano) totalmente o in parte leggi ordinarie ovvero non possono abrogare leggi costituzionali e parti della Costituzione. Negli anni la Corte Costituzionale ha esteso tale richiesta impedendo i referendum abrogativi che andrebbero ad eliminare leggi costituzionalmente necessarie ovvero creando un vuoto legislativo che impedirebbe l’esercizio di un diritto costituzionale o il funzionamento dello Stato.

Chiaramente l’abrogazione della legge elettorale non è quindi possibile (se si va ad elezioni cosa si fa?) e, per estensione, non è possibile eliminarne parti che le renderebbero inapplicabili. Cioè non si possono eliminare le liste bloccate del Porcellum perché altrimenti non è definito come vengono selezionati gli eletti dalle liste.

Questi due quesiti si basavano su una teoria un po’ particolare: la reviviscenza. Quando è stato approvato il Porcellum non è stata eliminata la legge elettorale precedente, il Testo Unico delle Leggi Elettorali (DPR 361 del 1957), ma è stata modificata punto per punto; cosa succede se viene eliminata la legge che ha fatto queste modifiche? Secondo la teoria della reviviscenza non c’è vuoto legislativo ma ritorna in vigore la legge precedente.

La reviviscenza non è mai stata testata dalla Corte che ha, comprensibilmente, una storia molto conservatrice in materia di referendum; avrebbe potuto ammetterlo, certamente, ma sarebbe stato un precedente gigantesco e non ovvio che avrebbe causato un forte aumento, sia in quantità che in profondità, dell’uso dello strumento referendario. Niente di banale e scontato come hanno detto alcuni referendari che pur di fare un altro referendum elettorale (dopo quello con la minor affluenza della storia) hanno chiesto alla Corte di stravolgere la giurisprudenza, trattando la legge elettorale come fosse un repository git (roba nerd, non badatemi).

Poi avrei potuto scrivere duecentosessanta parole in meno e dire solo “Di Pietro suca”.

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      Avrò sentito ripetere centinaia di volte in giro che un quotidiano dovrebbe "stare sul mercato". Come se in Italia ci fossero quotidiani in grado di starci, su quel mercato; come se il Corriere della Sera, poniamo, stesse sul mercato in virtù delle copie che vende e non degli interessi che rappresenta.