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Senza numeri (il Governo Berlusconi e lo spread)

gennaio 14th, 2012

Più di un anno fa il principale alleato di Berlusconi lasciò il Governo, privandolo temporaneamente della maggioranza; invece di dimettersi e cercare le elezioni che in quel momento avrebbe probabilmente vinto, decise di procurarsi una stampella fatta di disadattati presi da altri partiti. Possiamo discutere di quanto legalmente avvenne ma di sicuro non era una maggioranza politica unita da un solido programma.

Così un Governo che già era abituato ad agire poco divenne immobile; ricordate la riforma della giustizia? Ecco, rimase solo il disegnino.

Durante l'estate i mercati andarono in panico: ci fu un momento in cui tutto il Paese aveva paura ed era pronto a sostenere un piano del Governo, sindacati e confcose compresi, un momento in cui Berlusconi avrebbe potuto essere il grande statista che ha sempre sognato di essere. Ovviamente non lo fece, il piano del Governo arrivò tardissimo, mutilato dalla Lega (c'erano i ministeri a Monza, ricordate?) e con dentro gli specchietti tremontiani per nascondere il vuoto (l'abolizione delle feste, ricordate?). Totalmente incapace di agire il Governo va avanti per inerzia in una situazione surreale di totale incapacità di agire unita a orgoglio e ostinazione.

Poi arriva Giachetti e il Governo non riesce manco a votare il rendiconto. E' il segnale. E' finita. Successivamente viene votato con l'astensione delle opposizioni e diventa chiaro che Berlusconi non ha i numeri per andare avanti e decide di terminare l'agonia con le dimissioni invece che aspettare una mozione di sfiducia o un voto negativo su una di fiducia (cosa che fece solo Prodi, due volte, per fastidio personale verso le crisi extraparlamentari).

Ecco, il Governo è caduto così. Non per i mercati ma perché Berlusconi si è dimesso non avendo la maggioranza numerica, dopo aver imposto agli italiani quasi un anno di agonia dopo aver perso la maggioranza politica. Lo so che fa più "iochelasolunga" dire altrimenti ma è così.

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