La Corte Costituzionale ha bocciato i referendum sulla legge elettorale, giudicandoli inammissibili.
In Italia esistono due tipi di referendum: abrogativi e costituzionali, che non c’interessano ora. I referendum abrogativi cancellano (abrogano) totalmente o in parte leggi ordinarie ovvero non possono abrogare leggi costituzionali e parti della Costituzione. Negli anni la Corte Costituzionale ha esteso tale richiesta impedendo i referendum abrogativi che andrebbero ad eliminare leggi costituzionalmente necessarie ovvero creando un vuoto legislativo che impedirebbe l’esercizio di un diritto costituzionale o il funzionamento dello Stato.
Chiaramente l’abrogazione della legge elettorale non è quindi possibile (se si va ad elezioni cosa si fa?) e, per estensione, non è possibile eliminarne parti che le renderebbero inapplicabili. Cioè non si possono eliminare le liste bloccate del Porcellum perché altrimenti non è definito come vengono selezionati gli eletti dalle liste.
Questi due quesiti si basavano su una teoria un po’ particolare: la reviviscenza. Quando è stato approvato il Porcellum non è stata eliminata la legge elettorale precedente, il Testo Unico delle Leggi Elettorali (DPR 361 del 1957), ma è stata modificata punto per punto; cosa succede se viene eliminata la legge che ha fatto queste modifiche? Secondo la teoria della reviviscenza non c’è vuoto legislativo ma ritorna in vigore la legge precedente.
La reviviscenza non è mai stata testata dalla Corte che ha, comprensibilmente, una storia molto conservatrice in materia di referendum; avrebbe potuto ammetterlo, certamente, ma sarebbe stato un precedente gigantesco e non ovvio che avrebbe causato un forte aumento, sia in quantità che in profondità, dell’uso dello strumento referendario. Niente di banale e scontato come hanno detto alcuni referendari che pur di fare un altro referendum elettorale (dopo quello con la minor affluenza della storia) hanno chiesto alla Corte di stravolgere la giurisprudenza, trattando la legge elettorale come fosse un repository git (roba nerd, non badatemi).
Poi avrei potuto scrivere duecentosessanta parole in meno e dire solo “Di Pietro suca”.
