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Di partito e leopolde

ottobre 31st, 2011

Nel 2007 si disse "Facciamo il PD". E tutti prendemmo la scatola del partito-dei-sogni nella loro testa e ci mettemmo l'etichetta "Partito Democratico"; potevamo sentirci tutti uniti anche sostenendo cose diverse e opposte, anche grazie al veltronismo (ma era il 2007, chi non era veltroniano nel 2007?). Ed è stato bellissimo: tutti sembravano disposti a mettersi in gioco per discutere e costruire assieme.

Solo che non era vero: molti hanno lasciato al primo impatto con chi c'era prima che, 'sti stronzi, hanno preteso di esistere; altri quando hanno scoperto che se hai posizioni di minoranza, non brutta, eh, di minoranza, allora è dura che si faccia tutto quello che vuoi; altri semplicemente perché la politica è noiosa e faticosa. E, andandosene, hanno detto che il PD non era il vero PD.

Il fatto è che non esiste un concetto puro di Partito Democratico: il Partito Democratico è ciò che il Partito Democratico è ed è deciso da gente scelta dagli iscritti e da chiunque passi per strada con due euro in tasca. Il problema è sempre quello: in democrazia chi ha idee minoritarie deve faticare per attirare consenso, non fingere che ci sia il consenso ma qualche sistema cattivo impedisca che vengano realizzate. Che poi si finisce a dire cose così.

Perché da noi funziona come funziona nel resto del mondo: si discute (che non è mica una cosa brutta, può addirittura capitare di capire di avere torto, come mi è capitato molte volte), si lavora all'interno e si decide con iscritti e sostenitori cosa presentare agli elettori.

Ora, nel 2011, Matteo Renzi ha di fatto fondato una corrente, sostenuta da molta gente in cerca di una nuova etichetta da mettere sulla scatola del partito-dei-sogni, pronta ad allontanarsene quando e se diventerà qualcosa di reale; diciamocelo, sembrava una di quelle belle veltronate d'annata, piena di gente intelligente che dice cose belle. E dopo aver faticato per costruire un partito con regole democratiche, che non è ancora finito ma insomma ne abbiamo fatto di lavoro, siamo pronti a ribaltare tutto per permettere all'uomo solo che non volle partecipare né sostenere nessuno nelle primarie del 2009 di entrare a passo di danza davanti a tutti.

E siamo pronti a ributtarci sul leaderismo, che abbiamo provato e non ha mai funzionato ma quanto ci piace, sull'idea che si possa prendere una scorciatoia, non serve costruire nulla faticosamente, basta dare il timone in mano a un uomo saggio. Che poi non sarà in grado di fare nulla perché non appena diventa qualcosa di reale, devono essere fatte scelte che non piacciono e si ritrova indebolito senza più nulla dietro. Come Veltroni. Come Berlusconi, che sopravvive, pur senza poter prendere alcuna decisione, solo perché circondato da gente peggiore di lui.

Solo che le scorciatoie non funzionano: avremmo dovuto diventare un Paese normale quando ero ancora all'asilo (settembre 1993-giugno 1996) ed invece siamo ancora lì a giocare ad aspettare il grande uomo e io, se tutto va bene, l'anno prossimo mi laureo.

Non voglio essere uno di quelli che grida contro Renzi; non voglio essere uno di quelli che litiga su Facebook. Non ho la bava alla bocca. Però sono perplesso.

Poi decideremo, magari la mia idea non passa e magari avevate ragione voi (io sono abituato a cambiare idea di fronte alla realtà, ero veltroniano per dire). Da noi funziona così. Magari non passa la vostra e ci ritroveremo fra un paio di anni da qualche parte (così su due piedi propongo l'Arena di Verona) a parlare tre minuti a testa e sognare il futuro fantastico che avremmo se solo.

(Considerazione semi-seria) che poi, Matteo, vuoi fare un'associazioni di sostenitori del PD giovani che promuovano il ricambio e l'alternativa? Io c'ho già la tessera

Ps Però Fassina, ecco, meno bava alla bocca, eh.

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