Ogni anno si vota da qualche parte in Italia. Ogni anno qualche movimento ridicolo prende percentuali ridicole, leggermente meno ridicole di quelle che ha preso la volta scorsa, e diventa un caso nazionale; seguono articoli, interviste ed analisi.
In Italia l’astensionismo è basso rispetto al resto del mondo civile; però c’è tutto questo voto di protesta che fluttua da un movimento ridicolo all’altro, su cui si scrive sempre tanto e si nobilita gente seduta su un 5% di consenso costruito sui no e l’indignazione facile. Diventano loro quelli che hanno capito tutto, mica quelli che hanno circa sei volte i loro voti, costruiti faticando e senza che nessun passo falso venga perdonato.
Succede che il proprietario di fatto di un movimento sfrutti un’occasione d’incontro col suo elettorato per riferirsi ad un altro politico omosessuale come “buson”. Quindi Gilloli chiede a qualcuno di tale movimento di dissociarsi da questo insulto omofobo.
In risposta arriva un pippone lunghissimo su tutto il male degli altri, roba che manca solo la massoneria, Kennedy, lo sbarco lunare e l’undici settembre, per poi finire a parlare del fatto che nessuno parla mai di loro, poveri piccoli.
Ecco, quando fra qualche giorno parleremo per ore del loro 5-10% di voti, ricordiamo che per loro parlare di politica è andare a scovare gli interessi nascosti dietro a tutto e che non sono in grado di dire “ha detto una cazzata, non doveva” quando qualcuno insulta una persona perché omosessuale.
P.s. esistono le regole sulla par condicio, per tutto il resto non esiste un diritto costituzionale all’attenzione. Se poi appena hai un palcoscenico lo usi per lanciare insulti omofobi, ecco, non gioca a tuo favore.
P.p.s. dove sono i vostri referendum?
