Quello che penso sulle intercettazioni (ovvero di Giovanardi e di un primario ciellino)

maggio 24th, 2010 § 8 comments

“Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti”, diceva Falcone. Perché “la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo”.

1. Limitare ulteriormente i reati per cui si può intercettare non è un’idea furba, sono contrario.

2. Se si vuole risparmiare e rendere più efficiente la spesa della giustizia, facciamolo ma globalmente non solo per quanto riguarda le intercettazioni. E in quel caso si più parlare di un sistema d’incentivi.

3. Per quanto mi dia fastidio il concetto di limitare cosa un giornale può scrivere, non vedo altre soluzioni: in Italia le intercettazioni pubblicate servono o come arma contro l’avversario (le scalate del 2005, Fassino “Abbiamo una banca”), per vendere copie a discapito della riservatezza delle persone oppure per lanciare campagne moralizzanti retrograde e pure un po’ fasciste.

4. Che una parte (vedi alla voce Repubblica) stia giocando a “noi contro il bavaglio dei potenti” è ridicolo. Se ritengono che fare informazione sia pubblicare intercettazioni parziali, fuori contesto, illegali e scelte da chi le ha fatte diffondere invece che aspettare un atto ufficiale che rilasci quelle necessarie e contestualizzate, vivono nel secolo e nel luogo sbagliato.

5. Io ritengo il diritto alla riservatezza qualcosa d’importante: si può derogare con le dovute garanzie ma esiste.

Non stiamo parlando di niente di diverso da Giovanardi che fa controlli antidroga a sorpresa nei bagni pubblici e nei bicchieri abbandonati per poi pubblicarli sui giornali.

Non stiamo parlando di niente di diverso da un primario ciellino che pubblica sul giornale i nomi di chi ha abortito.

Non stiamo parlando di niente di diverso da un medico di un centro trasfusionale che pubblica sul giornale chi ha dichiarato di aver avuto rapporti non protetti con multipli partner di sessi vari (perché il popolo ha diritto a sapere di chi diffidare, direbbero loro).

Non stiamo parlando di niente di diverso da un sacerdote che faccia sapere in giro chi ha peccato di adulterio. (Beh, qua almeno c’è la scomunica).

Gli stati moderni ci proteggono da tutto questo. Non distruggiamo tutto solo per fare un dispiacere a Berlusconi.

(letture: The Left Wing, Filippo Facci)

§ 8 Responses to Quello che penso sulle intercettazioni (ovvero di Giovanardi e di un primario ciellino)"

  • […] intercettazioni (ovvero di Giovanardi e di un primario ciellino)26.05.10 | Comment? Non stiamo parlando di niente di diverso da Giovanardi che fa controlli antidroga a sorpresa nei bagni pubblici e nei […]

  • […] non dovrebbero essere pubblicate. E lo dico con le parole che ho trovato in questi giorni su un blog: “Io ritengo il diritto alla riservatezza qualcosa d’importante: si può derogare con le […]

  • Stefano scrive:

    Perdonami, ma il primario ciellino che pubblica i nomi di chi ha abortito non c’entra una mazza. Ma proprio niente. Stiamo parlando di qualcosa di completamente diverso.

    Stiamo parlando della pubblicazione di notizie di rilevanza pubblica, perchè i protagonisti hanno un ruolo pubblico.
    Il Governatore della Banca d’Italia che si adopera per favorire una parte in una scalata è una notizia che tocca tutte le persone interessate al sistema finanziario.
    Un politico che raccoglie voti sulla base della difesa della famiglia tradizionale e promuove leggi contro la prostituzione mentre va a letto con una mignotta è una notizia che tocca tutti i suoi elettori, ed i cittadini. Anche se non è reato.

    Poi ogni cittadino sarà libero di farsi la propria opinione, e di ribadire la fiducia a quel politico.

    Una persona qualunque che abortisce invece non ha alcuna rilevanza pubblica.

    Con tutto il rispetto, lo capisce chiunque sia in buona fede. Forse perfino Giovanardi.

    • Federico scrive:

      Tralasciando la questione relativista (una persona retrograda può trovare socialmente importante sapere se la maestra dei suoi bambini ha abortito, chi decide cos’è socialmente importante?) e quella dell’informazione (le intercettazioni fuori contesto e non controllate fanno informazione o servono per strappare una frase ad effetto allo scopo di aggredire l’avversario?), vado su quella che mi attacchi.

      Le intercettazioni sono una grave violazione della riservatezza ma sono un male necessario e, come tutto il male necessario, va limitato al necessario, ovvero solo alle informazioni di rilevanza penale.
      Al momento quelle intercettazioni, prima di essere tagliate, controllate, contestualizzate e tutto sono segrete. Non le deve leggere nessuno al di là di chi ne ha necessità e chi le fa uscire commette reato. Siccome non stiamo più parlando di qualche fuoriuscita ma di un sistema continuo, probabilmente con un tariffario, io accetto che vengano poste delle limitazioni per fermare questo sistema.

      Te ritieni che alcune personalità non abbiano diritto a questa sfera privata; è un impostazione che non mi piace ma è un’idea coerente. Ma le idee si traducono in decisioni, che nel mondo moderno si chiamano leggi: si faccia una lista di cariche che comportano la perdita della riservatezza delle comunicazioni. Non sono d’accordo ma così si tradurrebbe la tua scelta.
      Avere invece il liberi tutti, ovvero che chi ha in mano il foglio con un informazione riservata può violare la legge e tutte le sue garanzie in nome del bene del mondo (che per Giovanardi vuol dire emarginare i drogati, etc etc), beh, porta proprio ai casi che ho scritto.

      Scegliere fra “si pubblica solo quando il segreto termina” o “alcune persone su determinati argomenti non godono del segreto” è una decisione. Il sistema illegale attuale no e l’illegalità accettata porta a disastri.

  • Stefano scrive:

    Il “liberi tutti” non piace a nessuno, ed è ancora più pericoloso in un paese cialtrone come l’Italia,ma io mica dico che i personaggi pubblici perdono il diritto alla privacy!

    Dico che lo perdono limitatamente alle questioni attinenti i giudizi e le azioni che riguardano a ciò per cui la collettività affida loro un mandato:
    – Berlusconi che parla di Ronaldinho non è di rilevanza pubblica; parlare di mignotte dopo aver chiesto voti sulla difesa della famiglia lo è;
    – un Pannella che parlasse di mignotte evidentemente non lo sarebbe;
    – Gilardino che va in albergo con una velina non lo è; ma se venisse intercettato mentre afferma di aver sbagliato apposta 10 gol per falsare le scommesse lo sarebbe (e nel caso in questione non sarebbe reato penale, a meno che non ne abbia un vantaggio economico)

    Tutto questo non ha a che fare con la decisione di disporre o meno un’intercettazione (che è questione penale), ma con la sua pubblicazione.

    Poi c’è una parte di soggettività?
    Si, ma non di moralismo. L’aborto della maestra non incide sul suo operato pubblico (non la rende meno brava ad insegnare), e le preoccupazioni di un eventuale genitore retrogrado sono irrilevanti.
    Accusare di “moralismo” è un modo facilone per sviare la conversazione: qui si parla di efficienza ed imparzialità nello svolgimento di un’opera di rilevanza pubblica.

    La parte di soggettività semmai ha a che fare con questo: un Fassino che dice “abbiamo una banca” sarà poi in grado di legiferare imparzialmente sui sistemi finanziari?
    Non lo so. Ma forse la cosa migliore è pubblicare quell’informazione nel giusto contesto (cosa che allora non si fece), e poi lasciare che Fassino si spieghi e gli elettori decidano.

    Nel caso in questione, l’intercettazione venne pubblicata in mala fede perchè tagliarono la frase immediatamente successiva (“No, avete una banca”), e in questi scenari dovrebbe agire l’Ordine dei Giornalisti.

    (Ipotesi che ad oggi fa ridere, lo so…)

    • Federico scrive:

      Il materiale d’indagine è segreto.
      Aprire la porta a delle violazioni senza regolarle è un pericolo enorme. Poi se ovviamente va in mano alla, giustissima, logica del vendere più copie, saremo pieni di Gilardino che racconta le sue serate.
      E comunque io ritengo che se una persona rispetta la legge lo Stato non deve e non può violare i suoi diritti fondamentali. Ci perderemo qualcosa, come perdiamo qualcosa nel non torturare i mafiosi, ma i diritti sono più importanti.

      Infine se permettiamo la pubblicazione di informazioni riservatissime mettersi a punire per non aver pubblicato interamente è ridicolo.

  • […] intercettazioni (ovvero di Giovanardi e di un primario ciellino) Autore: admin Non stiamo parlando di niente di diverso da Giovanardi che fa controlli antidroga a sorpresa nei bagni pubblici e nei […]

  • […] giorno dopo la manifestazione contro la “legge bavaglio” (sulla quale ho già detto), si parla di molta gente (anche senza i soliti numeri esagerati), tanta gente famosa (politici […]

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