Le primarie per legge: il caso calabrese

agosto 28th, 2009 § 0 comments

(Già pubblicato su Primarie Vere, Primarie Sempre) (Edit: ora è anche su I Mille)

Lo strumento delle primarie ha perso di slancio nel dibattito pubblico negli ultimi due anni ed è singolare, quindi, trovarsi davanti ad una delibera di legge regionale datata 6 agosto 2009 (una giornata con 25 punti all’ordine del giorno), soprattutto perché questa viene dalla Calabria, regione legata nel senso comune più ad all’idea di malaffare che a quella di novità ed apertura.

Tali ragioni hanno attirato le critiche rumorose di IdV ed in particolare di De Magistris.

Tali critiche si basano su pochi punti:
1- Obbligatorietà delle primarie: ogni coalizione deve presentare una lista di candidati presidenti regionali e, nel caso non rispetti il mandato dell’elettorato, perderà l’accesso a determinati rimborsi previsti dalla legge
2- Costi aggiuntivi sulle spalle dei cittadini calabresi (stimati sui 600′000€)
3- “legge truffa che aiuterà la mafia”
4- Illegittimità: una legge ordinaria va ad intervenire su materie di competenza dello Statuto.
5- Mancata segretezza del voto: la scelta della scheda della coalizione si fa “alla luce del sole”

Prima di tutto vediamo cosa prevede la legge:
- Le primarie si svolgono prima della data di presentazione delle candidature alle Regionali. In caso di scioglimento anticipato, entro 15 giorni dallo scioglimento. Le primarie vengono largamente pubblicizzate.
- Ogni coalizione presenta una lista di candidati Presidenti, sottoscritta da almeno lo 0,16% dell’elettorato (tremila firme) e diecimila euro di cauzione.
- Le sezioni sono diverse e più grandi di quelle delle elezioni ordinarie, riducendone il numero secondo determinati criteri. Le sedi vanno scelte “avendo cura di non intralciare le normali attività che in esse si svolgono” (art 8, comma 2 sezione b), quindi si escludono le chiusure delle scuole.
- Si vota prendendo la scheda relativa alla coalizione (una ed una sola) per cui si è intenzionati a votare e si scrive il nome di uno dei candidati a Presidente in quella coalizione. (No, niente write-in candidate, quella è roba da americani)
- Chi vince all’interno di una coalizione dovrà essere candidato presidente da quella coalizione, pena la perdita dei rimborsi pari a 0,50€ per ogni scheda votata per la propria coalizione. Il totale dei costi è stimato sui 600′000€.

Senza dubbio l’istituzione delle primarie è un fatto positivo per il cittadino calabrese: potrà scegliere all’interno della propria coalizione, riducendo il peso degli accordi a livello nazionale e legittimando un candidato altrimenti debole. Ma cosa c’è di vero nelle critiche di IdV? Vediamo.

1- Obbligatorietà delle primarie:
L’articolo 4 dice “Ciascuno dei soggetti [..] presenta una lista contenente uno o più candidati” dunque è lasciata libertà alla coalizione contraria all’esercizio di tale diritto da parte del suo elettorato, perché ritenuto troppo influenzabile o troppo poco “adulto” per meritare questo potere, di presentare una lista di un solo candidato.
In altre parole l’effettivo valore e la selezione delle candidature è a carico della coalizione stessa, augurandosi che il popolo calabrese noti la differenza fra liste di un solo nome e liste vere.

2- Costi
Come ha fatto notare il Presidente del Consiglio Regionale:
“Ho ricordato, poco fa, che gli articoli 10 e 11 dello Statuto prevedono referendum consultivi in cui i cittadini votano. Non ha efficacia… cioè una sorta di consultazione. E basta, per fare quel referendum, che lo decidano il 40 per cento dei consiglieri o due province.
Alla fine non c’è efficacia. Costa 10 milioni di euro fare quel referendum. Nessuno è venuto in Aula a dire che quello è un di più, è uno sperpero.
Quindi siamo gli stessi che abbiamo approvato quell’articolato. C’è qualcosa che non funziona, cari colleghi. Sono troppi 600 mila euro perché i cittadini scelgano chi vogliono come candidato al Presidente della Giunta e 10 milioni di euro non sono poi tanti? Certo, che ci sono opinioni differenti ma questa è la democrazia.”

Inoltre i 600′000 euro sono spalmati sui cinque anni sono 10′000€ al mese. Non una quantità eccessiva.

3- Legge truffa – Mafia
Sul perché questa possa essere una legge truffa non abbiamo risposta. L’unica possibile è la naturale ostilità di IdV (come insegna il caso Abruzzo) per le primarie, preferendo gli accordi decisi sia a livello locale sia a livello nazionale (in stile PDL-UDC: “tu mi dai il Piemonte, io ti sostengo nel resto d’Italia” o PDL-Lega, vedi alla voce Veneto).
Sul discorso delle possibile influenze mafiose è difficile credere che la possibilità di aumentare la democrazia nelle scelte importanti possa avere un rischio d’infiltrazione mafiosa più alto di lasciare tali decisioni alle segreterie, che comunque continuerebbero ad avere un peso notevole.
Infine il voto, valendo 0,50€ in contributi, dovrebbe essere acquistato a cifre talmente basse da non valere nemmeno un bicchiere d’acqua di rubinetto.

4- Illegittimità
La decisione delle primarie non è vincolante (si perdono i contributi) e dunque non crea un ostacolo al diritto di elettorato passivo.

5- Mancata segretezza del voto
Questo è un falso problema. Il voto alle primarie non influenza assolutamente il voto alle regionali: si può cambiare scelta e si può saltare le prime. Ma è abbastanza scontato che, per votare il candidato di una coalizione, bisogni almeno fare una scelta di campo.
Inoltre è vietata ogni trascrizione di chi ha votato che coalizione.

Conclusioni
Questa legge è un interessante e sorprendente passo in avanti, inaspettato ma che rischia di finire incompiuto. Come è stato detto in Consiglio Regionale, è un inizio ed è interessante che sia stata firmata dal Presidente, impegnandosi quindi di fatto alle primarie.
C’è la possibilità che finisca per essere un mero spreco di denaro, con liste di un solo nome. Sta all’unico movimento che ha al suo interno la vocazione delle primarie, il Partito Democratico, dare l’esempio fin da subito stabilendo per regolamento come verrà fatta tale lista, lasciando perdere i deliri di chi si nasconde dietro al giustizialismo per evitare il confronto elettorale all’interno della coalizone: non tutto ciò che è calabrese deve essere malaffare.

Questa legge non è troppo (legge-truffa, spreco, blabla) è troppo poco. Ma è un inizio ed un segnale di felice controtendenza in un contesto ostile al passaggio delle decisioni dalle stanze chiuse al confronto aperto, augurandosi che il popolo calabrese premi l’apertura sull’imposizione aritmetica (otto regioni a me e due a te).


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